Non c’è un’emergenza sanitaria, ma il fenomeno delle carenze continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per farmacisti, medici e cittadini. A fare chiarezza è il nuovo dossier dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che analizza dimensioni, cause e possibili soluzioni di un problema spesso percepito in modo più grave rispetto al suo effettivo impatto clinico. I dati aggiornati mostrano, infatti, un quadro più articolato: le indisponibilità esistono e meritano attenzione, ma nella maggior parte dei casi il paziente continua ad avere accesso a trattamenti equivalenti o alternativi.
Carenze: i numeri dietro il fenomeno
La questione dei farmaci carenti è diventata negli ultimi anni uno dei temi più discussi nelle farmacie territoriali. Tuttavia, secondo il dossier Aifa, è importante distinguere tra il numero di medicinali inseriti negli elenchi delle carenze e il reale rischio di interruzione delle terapie. A settembre 2026 risultano circa 2.500 i prodotti inclusi negli elenchi dei medicinali temporaneamente carenti. Un dato che può apparire elevato, ma che va rapportato alle oltre 20mila confezioni autorizzate e commercializzate sul mercato italiano.
L’aspetto più significativo riguarda però la disponibilità di alternative terapeutiche. L’80% dei medicinali segnalati come carenti dispone, infatti, di un equivalente diretto, con lo stesso principio attivo, dosaggio e forma farmaceutica. Per gran parte dei restanti prodotti esistono comunque farmaci alternativi in grado di garantire la medesima copertura clinica.
Questo significa che l’impatto concreto sulle cure è molto più limitato di quanto spesso suggeriscano le percezioni diffuse tra i cittadini. La presenza di un farmaco nell’elenco delle carenze, infatti, non significa automaticamente non poter trattare il paziente.
I medicinali senza sostituto
Esiste comunque una quota di prodotti per i quali non sono disponibili sostituzioni immediate. In questi casi interviene la procedura di autorizzazione all’importazione dall’estero prevista da Aifa. Il dossier segnala circa 600 specialità medicinali prive di alternative dirette, corrispondenti a circa 280 principi attivi. Si tratta prevalentemente di farmaci ospedalieri datati, impiegati in contesti clinici specifici. Tuttavia, il dato più interessante è che solo una ventina di questi medicinali vengono effettivamente richiesti e importati dalle strutture sanitarie, che nella maggior parte dei casi preferiscono orientarsi verso terapie più recenti e con profili di efficacia e tollerabilità migliori. Secondo Aifa, è proprio questo indicatore a rappresentare la misura più attendibile del reale impatto delle carenze sul sistema assistenziale.
La fragilità della filiera europea
Se il rischio immediato per i pazienti appare contenuto, le preoccupazioni dell’Agenzia si concentrano soprattutto sulla solidità della catena produttiva globale. Negli ultimi decenni l’industria farmaceutica europea ha progressivamente delocalizzato la produzione dei principi attivi, privilegiando Paesi caratterizzati da costi più contenuti. Oggi tra il 60% e l’80% degli Active Pharmaceutical Ingredients (Api) utilizzati in Europa proviene da Cina e India, che concentrano circa due terzi della capacità produttiva mondiale.
Una simile dipendenza rende il sistema particolarmente vulnerabile. Un incidente industriale, un evento climatico estremo o un’interruzione dei trasporti possono avere ripercussioni immediate sulla disponibilità di medicinali in tutto il mondo. Il dossier richiama inoltre l’attenzione sulle recenti tensioni geopolitiche che hanno interessato il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz, con conseguenti difficoltà logistiche e aumenti dei costi di trasporto.
Il peso delle politiche commerciali
Tra le cause delle carenze non vi sono soltanto i problemi produttivi. Un ruolo importante è giocato anche dagli aspetti economici. Negli anni le politiche di contenimento della spesa farmaceutica hanno progressivamente ridotto i margini dei medicinali maturi e fuori brevetto. In alcuni casi la produzione di antibiotici tradizionali o di farmaci per patologie croniche è diventata poco remunerativa, spingendo alcune aziende a ridurre o interrompere la presenza sul mercato. Per contrastare questa tendenza, Aifa ha introdotto procedure accelerate di rinegoziazione dei prezzi per i medicinali essenziali che rischiano di diventare economicamente insostenibili.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le esportazioni parallele. Le differenze di prezzo tra l’Italia e altri Paesi europei possono incentivare l’acquisto di medicinali destinati al mercato nazionale per poi rivenderli all’estero a valori più elevati. Quando il fenomeno interessa prodotti particolarmente richiesti, le scorte disponibili sul territorio italiano possono rapidamente ridursi. Per questo motivo Aifa ricorre sempre più spesso all’“export ban”, bloccando temporaneamente l’esportazione dei medicinali critici.
Tra i fattori di rischio individuati dal dossier emerge anche la possibile introduzione della clausola del “Most Favored Nation” negli Stati Uniti. Il meccanismo collegherebbe i prezzi rimborsati dai programmi pubblici americani ai valori più bassi praticati in alcuni Paesi di riferimento, tra cui l’Italia. Secondo Aifa, questo scenario potrebbe indurre alcune aziende farmaceutiche a ritardare o limitare il lancio di farmaci innovativi nei mercati caratterizzati da prezzi più contenuti, con possibili ricadute sull’accesso alle nuove terapie.
Il ruolo della farmacia
Per i farmacisti il messaggio che emerge dal dossier è duplice. Da un lato, le carenze restano un fenomeno da monitorare con attenzione e richiedono una costante attività di informazione verso i cittadini. Dall’altro, i dati confermano che, nella maggior parte dei casi, il sistema riesce a garantire la continuità terapeutica attraverso equivalenti, alternative cliniche o procedure straordinarie di importazione.
La vera sfida, evidenzia Aifa, riguarda soprattutto la resilienza della filiera farmaceutica europea. Ridurre la dipendenza produttiva dall’Asia, assicurare la sostenibilità economica dei farmaci essenziali e contrastare le distorsioni del mercato saranno i passaggi decisivi per evitare che le carenze di oggi si trasformino nelle criticità di domani.
